lunedì 1 marzo 2010

ISTANBUL

Ho scoperto Orahn Pamuk, grazie ad una puntata di "che tempo che fa", la trasmissione di Fabio Fazio, qualche anno fa. L'autore, in una lunga intervista, aveva presentato proprio questo libro. Quello che mi aveva colpito delle parole dello scrittore turco era il fatto che non decantasse la sua città quasi facendone un grande spottone ma sottolineasse soprattutto l'aria decadente e molto triste che avvolgeva lei ed i suoi abitanti.
Questo senso di tristezza per un passato che non c'è più ed un futuro incerto traspira per tutte le quattrocento pagine di Istabul, in cui l'autore filtra la sua città tramite la narrazione delle vicende della sua famiglia, un passato da borghesi ricchi ma ormai decadenti.
Questo intreccio tra le vicende famigliari e i luoghi della città danno il senso del limbo in cui la Turchia ed i turchi si trovano oggi, incapaci di scegliere su tutto (europei od asiatici, islamici o laici ecc.), vivono una vita mediocre e alla deriva.
Da leggere assolutamente

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