sabato 16 gennaio 2010

AVATAR

Avatar è un film per certi aspetti ambiguo e difficilmente giudicabile. Se, infatti, si guarda il solo aspetto tecnico questo film deve essere considerato un capolavoro assoluto della cinematografia mondiale in quanto sicuramente modificherà e indirizzerà  l'arte del cinema negli anni avvenire. Se, invece,  si cerca di guardare oltre l'aspetto più puramente tecnologico, il film di Cameroon è scialbo con una trama telefonata per cui già dai primi minuti si capisce cosa succederà e come finirà, i personaggi sono appena abbozzati e poco interessanti e, a mio modesto parere, l'autore ha anche un po' di confusione mentale in quanto non si capisce dove voglia andare a parare ( nel primo tempo ci sono tutta una serie di pistolotti morali su il ritorno dell'uomo al contatto con la natura, la sacralità della vita ecc, nel secondo è un massacro continuo con frasi che sembrano prese dai peggiori film d'azione,vedasi ad esempio il discorso del protagonista davanti ai na'vi alla fine).
Andando più nello specifico, secondo me, si può dire che il primo tempo è il più gratificante dal punto di vista visivo in quanto viene mostrato tutta la flora e la fauna del mondo di Pandora. Qui il regista si è proprio scatenato con rappresentazioni al computer e tre D fantastiche anche se forse molto ispirate ai giochi fantasy (final fantasy su tutti). Il secondo tempo è quello più noioso, con la trama che fa evolvere il film verso una pseudo copia di rambo/ terminator/ qualsiasi film d'azione vi venga in mente.
Alla fine di tutto ciò uno potrebbe chiedersi, perchè ho dato sei e mezzo ad un film così, semplicemente credo, che l'approccio corretto a questi tipo di film sia quello di andare a vedere quale è il livello tecnologico a cui si è giunti finora nell'arte cinematografica e di godersi lo spettacolo spegnendo un po' il cervello.
Da vedere solo al cinema in tre D.

sabato 9 gennaio 2010

KICKASS!!!

Qua il link per il nuovo trailer dell'attesissimo KickAss, film diretto da Matthew Vaughn, tratto dall'omonimo graphyc novel scritto da Mark Millar e disegnato dall'immenso John Romita Junior. Tra i protagonisti non poteva mancare Nicolas Cage da sempre amante dei fumetti.

mercoledì 6 gennaio 2010

ARTICOLO 1

art. 1. L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Chi mi segue dal precedente blog su splinder, sa che una volta aperto questo non ho più toccato l'argomento politica anche e soprattutto per un senso di repulsione misto nausea che mi ha preso. Le ultime dichiarazioni del Ministro Brunetta però, ma hanno fatto rinascere quel senso di indignazione che bene si esprime con la frase "ma che cazzo sta dicendo?".
Per chi non sapesse di cosa stia parlando riassumo brevemente il fatto. Nell'ambito della lunga, interminabile ed inutile discussione tra maggioranza ed opposizione sul tema delle riforme costituzionali, Brunetta ha pensato bene di far scendere un carico pesante sul tavolo che è stato liquidato dalla maggioranza dei giornali come una boutade ma che, invece, secondo me è molto significativo di quale ideologia stia dietro a questo governo (e purtroppo una parte cospicua dell'opposizione). Sto parlando della modifica dell'articolo uno della costituzione ed in particolar modo della parte in cui si afferma che l'Italia è una repubblica fondata sul lavoro.
Il Ministro, infatti, semplicemente ha detto che questo articolo non ha alcun valore pratico  ed è quindi superfluo e può essere ben modificato. 
Quello che la stampa non ha sottolineato a dovere,secondo me, è il motivo per cui i Padri costituenti hanno voluto iniziare la nostra carta proprio così e vi assicuro che in questo caso non c'entra nulla la divisone politica tra destra e sinistra. Semplicemente si è voluto sottolineare che il lavoro non è e non deve essere considerato una merce come le altre perchè dietro la parola lavoro c'è l'uomo, la sua fatica, la sua famiglia e la sua vita. Per questo motivo inserendo questa frase nell'articolo uno, i Costituenti hanno dato un valore di principio fondamentale al lavoro sottolineandone la sua importanza.
Ora, ovviamente, non è pensabile che Brunetta (oltretutto professore universitario di economia) non sappia queste cose, semplicemente pur non dicendolo apertamente lui è un liberista (anche se nello stato confusionale della politica italiana si professa un convinto socialista), e per il liberismo è naturale considerare il lavoro e l'uomo che lo produce come nient'altro che una variabile per produrre profitto, anzi più si tenderà a considerare il lavoro una merce ( e anche se non si dice, neanche una delle più importanti) più facilmente si potrà svalutare , negare cancellare a piacimento del capitalista.
Qualcuno molto probabilmente liquiderà questa mia, anche troppo lunga, filippica come il solito discorso da vetero comunista rompicoglioni (ed in fondo in fondo è vero), ma una cosa che mi è sempre sembrata molto strana in Italia è come mai non ci sia quasi nessuno (radicali esclusi) pronto a chiamare le cose con il proprio nome e a far battaglie per le proprie idee. Perchè i liberisti in Italia si devono chiamare riformisti o peggio ancora socialisti e non possono dire semplicemente "sì io sposo l'ideologia liberista e cerco di diffonderla?". Perchè bisogna nascondersi dietro giri di parole? Paura di perdere? 

lunedì 4 gennaio 2010

PER TE

Sei solo un pensiero nella mia mente,
una lacrima nei miei occhi,
un nome sulle mie labbra,
un profumo sulla mia pelle e
una ferita nel mio cuore

domenica 3 gennaio 2010

NON E' UN PAESE PER VECCHI


Cormac McCarthy è considerato a ragione uno degli scrittori più importanti del ventesimo secolo. E', infatti, impossibile non essere catturati dai suoi personaggi a tutto tondo, con una moralità molto forte e duri come la roccia del deserto sferzata dal vento. L'autore ambienta i propri racconti sì nei nostri giorni, ma in un'America così profonda che sembra ancora di veder passare da un momento all'altro dei cowboy a cavallo o qualche dama su un calesse. Proprio questa incongruenza tra il tempo reale e il modo di comportarsi dei suoi personaggi, permette all'autore di sottolineare come la modernità o presunta tale abbia fatto perdere quelli che sono i reali principi etici secondo cui l'umanità per definirsi tale dovrebbe mantenere.
Non è un paese per vecchi, da cui è stato tratto un bellissimo film dei fratelli Cohen con un bravissimo Javier Bardem, non scappa a questa visione. Il killer Chigur, Lo sceriffo Bell e il fuggiasco Moss non sono altro che rappresentazioni di un'America che non esiste più, uomini che seguono in modo ferreo la propria morale senza la quale non potrebbero vivere.
Un libro da leggere assolutamente